Dipingere insieme: uno spazio di incontro tra genitori e figli

Ci sono momenti in cui stare vicini non significa ancora incontrarsi. Siamo nella stessa stanza, ma abbiamo la mente piena di cose da fare. Parliamo, diamo indicazioni, cerchiamo di far funzionare la giornata. È comprensibile: anche prendersi cura di una famiglia richiede tante energie.

Per questo credo nel valore di un tempo diverso, anche breve. Un tempo in cui sedersi accanto ai propri figli, scegliere un colore e lasciarsi sorprendere da quello che accade sul foglio.

Per me l’arte è anche questo: uno spazio in cui la relazione può trovare gesti, ritmi e possibilità nuove.

Essere accanto, lasciando spazio

Dipingere insieme offre l’occasione di guardare i figli con curiosità. Quale colore scelgono? Preferiscono un pennello grande o una piccola traccia? Partono subito oppure hanno bisogno di osservare?

Non sono domande a cui dare un significato nascosto. Un colore non ci dice, da solo, che cosa prova un bambino. Sono piuttosto piccoli inviti a prestare attenzione, senza avere già una risposta.

Da adulti può venirci spontaneo intervenire: suggerire un colore, sistemare una forma, mostrare come si fa. Nasce spesso dal desiderio di aiutare. Nell’esperienza creativa possiamo provare a fermarci un momento e chiederci: il mio aiuto è stato richiesto? Posso restare vicino lasciando che questa scelta sia sua?

Lasciare spazio non significa allontanarsi. Significa esserci, offrire sostegno quando serve e permettere all’altro di sperimentare

Un foglio su cui non dover fare tutto bene

«Non sono capace» è una frase che può arrivare ancora prima di prendere in mano un pennello. A volte la pronunciano i bambini, altre volte siamo noi adulti.

Nella pittura intuitiva non propongo un modello da riprodurre. Il punto di partenza può essere un colore, un segno, un movimento. Si può cambiare idea, sovrapporre, fermarsi, riprendere.

Questo modo di dipingere lascia spazio ai tentativi. L’adulto può partecipare con la stessa libertà, senza dover essere quello che sa già fare tutto. Può dire: «Non so ancora cosa farò, provo anch’io».

Credo che ci sia qualcosa di prezioso nel condividere questa possibilità: stare insieme anche nell’incertezza, senza correre subito a correggerla.

Ascoltare anche attraverso i gesti

passare un pennello, aspettare il proprio turno, chiedere il permesso prima di aggiungere un segno al lavoro dell’altro.

Anche dipingendo su fogli separati si può condividere un’esperienza. Essere insieme non richiede di fare la stessa cosa o di procedere alla stessa velocità.

Le parole possono accompagnare, senza occupare tutto lo spazio. Invece di chiedere subito «Che cos’è?», possiamo dire: «Ti va di raccontarmi qualcosa di quello che hai fatto?». E accogliere anche un no.

Non tutto deve essere spiegato. A volte il valore del momento è proprio aver potuto creare, con qualcuno accanto che guarda con interesse.

Un’esperienza che coinvolge anche i genitori

Quando accompagno queste esperienze, mi interessa dare spazio anche all’adulto. Il genitore porta la propria sensibilità, il proprio ritmo e, talvolta, il timore di sbagliare.

Non vorrei che questo diventasse un altro compito da svolgere bene. Anche l’adulto può concedersi di sperimentare, sporcarsi le mani, ridere di un imprevisto. Può accorgersi del desiderio di guidare e scegliere, per un momento, di seguire.

Dipingere insieme ai figli non risolve da solo le difficoltà di una relazione. Può però offrire un’occasione concreta per esercitare ascolto, rispetto e presenza, dentro un’attività condivisa

È questo il senso che desidero dare all’arte nell’incontro tra genitori e figli: un tempo in cui ciascuno abbia spazio, e in cui ci si possa avvicinare attraverso quello che si fa insieme.

Alla fine resterà forse un foglio pieno di colori. Ma potrà restare anche il ricordo di un momento in cui nessuno aveva fretta, una scelta è stata rispettata e ci si è sentiti accolti.

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